Finalmente anche nel Taburno inizia un bel fermento intorno al vino…ed era ora.
Mettete una sera a cena: la firma di quest’articolo, wine animator fondatrice di percorsidivino (enoturismo), responsabile comunicazione per l’Associazione Produttori Aglianico del Taburno, Gaetano Palumbo guida della condotta Slow Food Taburno , il fiduciario Slow Taurasi, vari membri dei relativi gruppi Slow Wine, produttori e un enologo tra i più  profondi conoscitori dei tre territori dell’Aglianico (Vulture-Taurasi-Taburno) …aggiungi una ventina di bottiglie con etichette coperte ed ecco il risultato.

L’obiettivo non era certamente dimostrare la superiorità dell’uno o dell’altro aglianico, quanto dare continuità a un percorso iniziato lo scorso aprile a Sud con Gusto ad Ariano Irpino con in il laboratorio #MondoAglianico, e che vedrà la sua prima tappa finale a Torino, al Salone del Gusto, dove si presenteranno i vini di 6 cantine (2 per areale) e il percorso enoturistico Sulle Strade dell’Aglianico.

Ospite d’onore Jacopo Cossater (www.enoicheillusioni.it) che un po’ per caso, un po’ per volontà degli organizzatori, ha finito col confondersi ulteriormente le idee sui terroir del rosso del sud.

Riuscire a riconoscere l’annata o il tipo di lavoro in cantina e in vigna dal solo assaggio è roba facile se mastichi l’enologia (quella vera, fatta passando le giornate in vigna e in cantina), come Maurizio De Simone (qui nel Taburno da Torre del Pagus). Senza mai delegittimare nessun prodotto “perché se quel vino è così può darsi che il produttore voleva farlo proprio così”, con una serie di batterie da tre, abbiamo osservato la trama più aperta dei vini del Vulture (grazie al terreno vulcanico più sciolto), sentito il finale in bocca sempre meno amaro degli altri e che forse, proprio per questo, risulta in genere di più di facile beva.

Gli Aglianico di Irpinia e Taburno, spesso indistinguibili all’occhio, affondano le loro radici su terreni collinari che, in alcune zone dell’avellinese, godono di maggiori escursioni termiche grazie alle quali si  preservano aromi che poi ritroveremo nei bicchieri.

Convivialità alla base di tutto, allietata dalla fantastica Tagliata di Marchigiana del Tasso e dal Pecorino Stravecchio detto fiorone (anche lui presente a Torino), quello cioè fatto solo col latte di maggio, quando al pascolo si trova l’erba più tenera e con diverse varietà aromatiche. Contorni di verdure selvatiche, patate interrate di montagna (la nuova comunità del cibo di Slow Food Taburno), fagioli tondini di Tocco Caudio all’insalata e per finire melata su ricotta.

Il piacere di stare insieme unito all’importanza di lavorare al fianco e per i produttori, l’impegno di persone che fanno con passione il proprio mestiere e che amano condividerne i riusultati. Tutto questo succedeva qualche giorno fa nel cuore del Taburno, prossimo appuntamento nel Vulture mentre con la Condotta e con l’Aglianico del Taburno tutti a Foglianise, in piazza S. Anna sabato 26 maggio per lo #SlowFoodDay Nazionale.

Ivana Limata
http://www.percorsidivino.it

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