cropped-taburno-alessiomasone.jpgEra l’estate del 2010 quando, in qualità di fiduciario della condotta Slow Food Taburno, cominciai una serie di interviste a i custodi della memoria, gli anziani, in giro sul monte Taburno e fu allora che uno di loro, Cosimo Possemato, per noi tutti diventato nonno Cosimo mi raccontò per la prima volta di questo “antico rito” di conservare le patate interrandole, in uso tra le popolazioni di contadini che coltivavano in alta montagna, ma di questo abbiamo già parlato.
Ieri, abbiamo dato l’ultimo saluto a Nonno Cosimo, che in questi anni ci ha guidati nella scoperta delle nostre radici, raccontandoci tante storie della nostra terra, segreti contadini, aneddoti, riportandoci nel passato ma sempre attento agli avvenimenti del presente. Nel 2012, di questo “rito”, grazie alla disponibilità di Maria Elena Napodano, della NeverMind e della mia testardaggine, fu prodotto un corto “Il rito della patata interrata del Taburno” candidato da Carlo Petrini  “Ai Granai della Memoria”progetto dell’Università di scienze Gastronomiche di Pollenzo che, dichiarò: “Vi faccio i complimenti per questo lavoro: conservare la memoria locale, tramandando pratiche agricole e riti contadini che rischiano di scomparire, dovrebbe essere un compito prioritario per ogni comunità”.
Ebbene caro nonno Cosimo, le tue parole, i tuoi sorrisi, le tue testimonianze, siamo felici di poterle preservare, custodire e raccontare, riguardando quel video.
Grazie a quel  lavoro fatto in quegli anni, da Slow food ed alla disponibilità di persone come te, si è riavviato un processo di produzione e conservazione della patata interrata del Taburno valorizzata dalle esperte mani di pizzaioli e chef in succulenti pietanze.
A testimonianza di di ciò, stamattina di buonora mi arriva la telefonata orgogliosa di un vecchio amico che, da anni vive al nord ma le sue origini sono del Taburno, e che ama la cucina stellata ed il buon vino, il quale con una filo di emozione mi dice: sai che, Davide Olzani, uno degli chef più influenti d’Italia, quello del ristorante il D’O di Milano, ha elogiato i crocchè di patate interrate del Taburno preparate dai fratelli Salvo, quelli della pizzeria Salvo di San Giorgio a Cremano, quelli che sono coproduttori e prendono le patate dai mie parenti a Tocco Caudio. Vai dal giornalaio è tutto scritto, c’e’ l’intervista nell’inserto “BUONO” de il Fatto Quotidiano di oggi.   Chissà sarà stato un caso?  Ciao nonno Cosimo.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Gaetano Palumbo socio Slow Food

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